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Privatizzazione parziale della sorveglianza negli Istituti di pena del Cantone Ticino: DIECI RAGIONI PER DIRE DI NO

02/09/2013

1. Le privatizzazioni hanno avuto, ovunque, conseguenze negative: la qualità del servizio pubblico è sempre peggiorata e, spesso, i costi del servizio sono aumentati. Alcuni esempi: la Posta e le ferrovie (in Svizzera e all’estero), l’acqua potabile, le carceri negli USA, le telecomunicazioni, la scuola, la sanità.

2. Nessuno ci ha mai guadagnato dalle privatizzazioni: né l’utente, né il contribuente. Solo gli azionisti delle società anonime che hanno sostituito l’Ente pubblico ne hanno tratto profitto.

3. Le condizioni di lavoro degli operatori dei servizi privatizzati hanno sempre subito peggioramenti, spesso rilevanti. Un caso estremo è costituito dalle Télécom France, azienda nella quale ci sono stati 162 suicidi in seguito al peggioramento delle condizioni di lavoro.

4. Le carceri sono strutture delicate. In passato, in seguito a un tentativo di evasione, ci furono perfino dei morti tra il personale di custodia. L’inserimento di personale di aziende private crea problemi, non solo per la diversa formazione, ma anche per la scarsa conoscenza della struttura, dei modi di lavorare, delle abitudini, delle problematiche.

5. La presenza di personale di aziende private, la rotazione di molte persone non sempre selezionate con rigore, aumenta i rischi di collisione.

6. Il personale delle agenzie private di sicurezza non è autorizzato a usare le armi. L’uso delle armi, in un carcere, non è invece evidentemente escluso. Ciò contrasta con un principio istituzionale fondamentale, ossia quello secondo il quale l’uso delle armi non può essere delegato al personale di agenzie private, ma deve essere riservato ad agenti pubblici.

7. L’argomento principale, invocato dal Governo, per sostenere la proposta di privatizzazione, consisterebbe nel fatto che l’apporto delle agenzie private di sicurezza permetterebbe di affrontare i “picchi” . Si tratta di un problema organizzativo risolvibile facilmente con un po’ di buona volontà, per esempio con la collaborazione con il corpo di polizia.

8. Un secondo argomento sarebbero i costi. Il ricorso alle agenzie di sicurezza, contrariamente alle affermazioni del Governo, non potrà comportare una minor spesa. Ma anche se questa ipotesi fosse realista, preoccupa il fatto che lo Stato, per pochi soldi, sarebbe disposto a mettere in pericolo (persino di vita) gli operatori delle carceri.

9. Le carceri dovrebbero essere sottratte all’avidità delle agenzie private di sicurezza, sempre pronte ad assumere qualsiasi incarico, anche quando le competenze e l’idoneità non sembrano all’altezza della situazione.

10. Malgrado le cattive esperienza, è triste constatare che l’Autorità cantonale continua a cedere alle pressioni delle lobby, alla ricerca di facili guadagni. In conclusione, l’ASP deplora la facilità con la quale Governo e Parlamento vorrebbero delegare ai privati compiti in precedenza svolti con successo e competenza da parte dell’ente pubblico, senza curarsi delle gravi conseguenze delle loro decisioni, e auspica che i cittadini ticinesi respingano questa ennesima scelta sbagliata, pericolosa, inutile.

 

 

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