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Sì alla nuova LRTV

18/05/2015

 

L’Associazione per la difesa del servizio pubblico sostiene la nuova Legge sulla radiotelevisione (LRTV) e il nuovo sistema di prelevamento del canone. Proprio a difesa del servizio pubblico sono necessarie riforme all’attuale sistema per sapersi adeguare ai nuovi mezzi di comunicazione (Computer, tablet, smartphone) che sempre più vengono utilizzati per seguire le varie trasmissioni. Praticamente ogni economia domestica e ogni azienda sono oggi dotate di questi nuovi mezzi di ricezione per cui gli attuali sistemi di controllo, oltre che essere macchinosi e costosi, sono anche superati. La revisione è del resto chiaramente a favore delle economie domestiche private, e dunque dalla maggior parte delle cittadine e dei cittadini, che dovranno pagare un canone ridotto a CHF 400.-, con una diminuzione dunque del 13% . La nuova Legge non solo prevede il mantenimento dell’esenzione totale per le famiglie e le persone al beneficio delle prestazioni complementari AVS e AI, ma esonera ora anche le persone degenti in case per anziani o di cura e gli utenti di case per studenti, dal pagamento del canone. Non solo: anche le aziende che hanno una cifra d’affari, dedotti gli importi IVA, inferiore a 500.000 CHF non dovranno pagare il canone. La maggior parte delle piccole e medie imprese quindi non avranno alcun costo, mentre vi sarà un aggravio contenuto soltanto per circa un 25% delle nostre grandi aziende. La revisione consentirà alla SRG SSR, azienda che non persegue scopi di lucro, di continuare ad adempiere in modo solidale alla sua missione di servizio pubblico con prestazioni a favore di tutti, minoranze italofone comprese. In tal senso va ricordato che la regione di lingua italiana contribuisce oggi solo con circa il 4-6% alle entrate della SSR, ricevendo in cambio, in nome della solidarietà nazionale, il 20.4% delle risorse SSR per produrre i suoi programmi RSI. Né può essere dimenticato che la RSI è una delle aziende più grandi della Svizzera italiana, con i suoi 1086 impieghi sul territorio che fanno entrare 10 milioni di franchi d’imposte nelle Casse cantonali. Il tutto generando un indotto all’economia regionale quantificabile in almeno 42 milioni di franchi. Perché rischiare di dover rinunciare a tutto ciò? Che senso avrebbe per la Svizzera italiana dire no a questa riforma? In caso di mancata accettazione infatti si corre il rischio di essere costretti in futuro a pagare, seguendo il trend di altri Paesi, per vedere una partita di calcio, un film o un evento culturale solo dietro pagamento. Per la Svizzera italiana, le regioni periferiche e le minoranze linguistiche le nuove modalità di finanziamento costituiscono pertanto una garanzia per poter continuare a offrire programmi equivalenti a quelli delle altre regioni linguistiche e promuovere la comprensione reciproca, la coesione e lo scambio tra le diverse parti del Paese.

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