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La scuola che non vogliamo - risoluzione dell'Associazione per la scuola pubblica

L’Assemblea dell’Associazione per la Scuola Pubblica del Cantone e dei Comuni, riunita a Bellinzona il 21 novembre 2018, ha riflettuto sull’esito della votazione con cui lo scorso 23 settembre i ticinesi hanno respinto il credito per la sperimentazione della riforma “la scuola che verrà”. L’Associazione, che si è impegnata nel sostegno al progetto, ha espresso il proprio rammarico per il risultato che, di fatto, ha annullato quattro anni di intenso lavoro ed impedisce di sperimentare nuove forme di insegnamento e organizzazione nella scuola dell’obbligo. Ora la nostra scuola pubblica – che tutti con varie sfumature ammettono sia una buona scuola – deve continuare a formare i nostri giovani, ma anche prestare  la massima attenzione all’evolversi  della società che impone comunque lo studio di puntuali riforme.

L’ASPCC esprime, d’altro canto, timore per i rigurgiti interventisti e privatizzanti provenienti da fazioni politiche che purtroppo rispolverano principi in contrasto con quelli che da sempre ispirano la scuola pubblica ticinese. 

In particolare preoccupa l’iniziativa “La scuola che vogliamo” che propugna, tra l’altro, un’estensione dei livelli nella scuola media, una maggiore selezione, la trasformazione degli istituti in unità amministrative autonome (cioè aziende), la facoltà delle famiglie di scegliere le sedi scolastiche e naturalmente la parificazione delle scuole private.

L’Associazione per la Scuola Pubblica si oppone con fermezza a simili proposte che comporterebbero danni irreparabili per la nostra scuola. Continuerà invece a impegnarsi, coerentemente con quanto fatto negli scorsi decenni, per il miglioramento della scuola pubblica, in collaborazione con le autorità scolastiche e le associazioni dei docenti, dei genitori e degli studenti che condividono gli stessi principi.

 

 

 

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